Il Castello di Rovigo e il dominio dei Vescovi Conte

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Il Castello di Rovigo e il dominio dei Vescovi Conte

Committente:  Paolo Cattaneo, Vescovo di Adria,

Datazione:       950-1100

Tipologia:        Presidio militare

Stile:                 Medievale

Cenni sul periodo storico-Dominio dei Vescovi Conte (920-1191)

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L'epoca di costruzione del Castello di Rovigo viene indicata tra il X e il XII secolo. Siamo nel Medioevo, periodo storico che inizia con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, nel 476 d.C. e termina con la scoperta dell'America nel 1492. Quest'epoca durata dieci secoli è considerata il passaggio "età di mezzo" tra l'era antica e l'era moderna. Era tempo di imperatori e vassalli, feudatari, famiglie nobili e vescovi conti che si trasmettevano il potere. Con la Bolla di Papa Giovanni X, fu concesso, nel 920, al Vescovo di Adria, Paolo Cattaneo, di costruire un castello, in corte Bonevigo, detta Rodige.

Si trattava di un castello fortilizio, in difesa del territorio circostante e controllo delle merci che transitavano lungo l'Adigetto.

Il dominio dei vescovi conte durò dal 920 al 1191.

Quando la città passò sotto il dominio estense, i signori d'Este assunsero il titolo di conti di Rovigo.

 

Cenni sul Castello di Rovigo

Rovigo aveva il “Diritto d’uso di saracinesca con portale d’ingresso munito di ponte levatoio, sia per sicurezza sia per il controllo delle persone entranti ed uscenti”. Il Castello vescovile assume di fatto il ruolo di presidio militare, quale punto di avvistamento e anche di  controllo delle merci che transitavano lungo il fiume sul quale si affacciava. Infatti, la concessione più importante è la ”transitoria cum cantabula navium” che corrisponde all’obbligo,  per i natanti di passaggio lungo i corsi d’acqua,  al pagamento di una tassa di transito: denominata pedaggio.

Il Castello di Rovigo venne ceduto, per 12 scudi dalla Serenissima, nel 1598, in enfiteusi, ai nobili veneziani Donà, che ne godettero “ad usum regni” fino al XIX sec.. Tale diritto di godimento non arrivava però  a consentirne la demolizione, e quando tale operazione venne avviata dai Donà, il Comune intervenne in tempo per contenere il danno, così come dovette nuovamente intervenire nel 1836 per fermare l’analoga iniziativa dei Grimani, subentrati nel possesso del Castello.

Oggi, si presenta con un recinto di tre lati aperto su Piazza Matteotti. Le cortine murarie comprese tra i cinque e i sette metri racchiudono due torri, entrambe di pianta quadrata: una denominata Torre Donà, alta 51 metri, tra le più alte torri d’Europa di questa epoca, l’altra detta Torre Grimani o Torre Mozza, alta 21 metri. La Torre Grimani costituiva il punto di snodo del Castello con la cinta  urbica, munita, in prossimità della torre stessa di un ponte fortificato, passante l’Adigetto, e di una porta  di accesso alla città detta “Portello”.